Sono molte le domande che tutti vorremmo porre a Franco, per venire incontro a questa esigenza lui stesso ci ha offerto questo spazio dove il sottoscritto operera' come coordinatore. L'intervista l'ho iniziata io, per le prossime domande attendo le Vostre E-Mail, che inoltrero' direttamente a Franco.

E-Mail: William Molducci



Franco intervistato da Filippo DAVOLI, scrittore, poeta e critico letterario

filippoesia@libero.it
4 giugno 2001

Da Milton Nascimento a Domenico Modugno, da J. Manuel Serrat a Jacques Brel. O, come dire, da Franco Simone a Franco Simone... Non è da tutti, infatti, riuscire a salvare il cuore di altrui espressioni, creando un filo sotterraneo di unione tra di esse... Qual è il segreto?
Semplicemente basta seguire il flusso delle proprie passioni. Amare la musica è fin troppo facile. Bisogna lasciarsi andare e farsi guidare, nota per nota, parola per parola, dal potere evocativo, immenso, di ogni frammento di bella canzone... senza cercare di spiegare. In questa operazione c'è una separazione netta tra me che compongo e me che canto: quando canto tratto in maniera assolutamente imparziale le mie canzoni e quelle scritte da altri, non molte in verità, di cui come interprete "mi approprio".

Tu hai duettato con artiste di grande calibro: recentissimamente con un'Iva Zanicchi in ottima forma e, un po' di tempo fa, con l'indimenticabile Maria Carta, in un brano di grande intensità. Ci puoi raccontare come sono nate queste formidabili collaborazioni e cosa te ne continui a portare dentro?
Per Iva ho un affetto grandissimo, per il suo talento, la sua umiltà, il suo ricordarsi del passato anche quando può sembrare imbarazzante, il suo senso dell'umorismo e, ovviamente, per la sua voce portentosa, di cui, purtroppo, lei stessa continua ad ignorare e, di conseguenza, a non utilizzare, le infinite possibilità. Inoltre fu lei la prima collega a credere in me: ero un semplice concorrente al Festival di Castrocaro e lei, appena mi ebbe ascoltato, sentenziò: "Tu non solo avrai un grande successo, ma potrai continuare a cantare finchè ne avrai voglia!"
Il duetto con lei nel mio recente disco ("Ti dovresti vedere dopo") costituisce, secondo quanto lei stessa mi ha detto, l'unica cosa da lei registrata e pubblicata negli ultimi dieci anni. Io che sono un non violento, in questo caso la chiuderei in uno studio di registrazione e la costringerei a sfornare un disco dietro l'altro, perché una voce così non può rimanere inutilizzata o "sottoutilizzata". Per completare il "quadro Zanicchi", confesso che in questi giorni, leggendo il suo libro "Polenta di castagne", diverse volte sono costretto a fermarmi per l'eccesso di emozione che mi dà la sincerità accorata con cui racconta i fatti della sua famiglia. Un regista come Zeffirelli, o forse Olmi o Avati, potrebbe trarne un film indimenticabile.
Queste primedonne non più diciottenni sono imprevedibili: Mina scrive sui giornali con un'eleganza sintattica ed un rigore morale da fare impallidire le firme più osannate e Iva, la giocherellona delle trasmissioni televisive ultrapopolari, ti tira fuori una capacità affabulatoria tale da ricordare a tratti il migliore Alessandro Baricco. Personalmente adoro queste "invasioni di campo"!
Il discorso su Maria Carta è più complesso: artista misteriosa e purissima, si portava appresso tutte le antiche ricchezze della sua Sardegna. E anche tutto il suo orgoglio, dote che in condizioni normali costituisce un grande pregio, ma nel mondo dello spettacolo spesso diventa un "ingombro". Maria se n'è andata col suo dolore, la sua dignità intatta, la sua bellezza che non ha mai messo in vendita (direttamente o indirettamente), la sua arte che ha dispensato con generosità, ma senza alcuna concessione al banale. L'intero mondo dello spettacolo dovrebbe meditare sulla solitudine "indotta" di quest'artista, della quale molti si sono ricordati solo alla notizia della sua imminente, inevitabile fine. Le stesse persone che avevano calpestato la sua persona e la sua arte l'hanno chiamata, troppo tardi ormai, per raccogliere cinicamente un consenso televisivo basato sulla finta umanità e sulla lacrima facile. Certe commozioni tardive sono peggiori dell'indifferenza che le ha precedute. Povera Maria! Come nel caso di Mia Martini, altra grande vittima del carrozzone dello show-business, spero che adesso stia a cantare per Qualcuno più degno di ascoltarla!
Per quanto mi riguarda, dico solo che Maria mi ha onorato della sua amicizia e, credo, della sua stima. La cosa che più mi ha commosso è stata quando sua sorella mi ha raccontato che nel suo diario c'erano molte pagine in cui parlava di me. Non sono nostalgico, ritengo che la vita debba fare il suo corso, con i suoi misteri e le sue leggi, ma in questi casi provo una grande tristezza per il senso di "incompiuto" legato a certe esistenze.
Anche se le autocitazioni non sono eleganti, mi viene in mente un verso di una mia canzone ("Fiume grande"), "tu sei un concerto rimasto fermo ad un preludio..."

C'è un'incredibile ed encomiabile coerenza, che lega le fasi della tua musica. Che sviluppa, col tempo, un'attenzione sempre più capillare alla nudità degli strumenti, unitamente a testi che èlevano e non poco il livello medio dei testi delle canzoni in circolazione. Secondo te, che speranze abbiamo di vincere la battaglia di chi, come noi, ci tiene a riconquistare alla parola e al suono la forza delle idee?
Basta non considerare il bello in lotta con il brutto. Il bello esiste, si spiega e si giustifica da sé. Non è in lotta con il brutto, semplicemente lo ignora. Schierarsi con il bello vuol dire aver già vinto. Anche la sofferenza che questa scelta comporta ha un senso. La condanna della bruttezza è implicita nel fatto di non saper riconoscere la bellezza.

Non ho citato, tra le riletture, la grande Mercedes Sosa. So, infatti, che l'hai conosciuta: ce la racconti?
Mercedes costituisce un incrocio rarissimo di istinto, musicalità e bellezza vocale al servizio del più assoluto impegno umano e politico. E' impossibile ascoltarla senza commuoversi. Se i dee-jay italiani si riappropriassero del loro compito di valorizzatori di veri talenti, dovrebbero mettersi in ginocchio dinanzi a tanta artista. Ma normalmente questo problema non esiste: il propinatore medio di paccottiglia discografica semplicemente ignora l'esistenza di Mercedes Sosa e così... è a posto con la sua coscienza!
Ritengo che Mercedes sia una delle "icone" imprescindibili della musica dei nostri giorni e, conoscendola, mi ha anche sbalordito la sua disponibilità. Ero andato ad assistere (circa 8 anni fa) ad un suo concerto al Tenda di Firenze: spettatori quasi tutti stranieri, pochissimi gli italiani presenti. Nel bel mezzo di uno spettacolo strabiliante per partecipazione e calore, la sento dire "Franco Simone, mi hermano..." Le avevano detto che ero lì ad ascoltarla in mezzo al pubblico. Non sapevo neanche che mi conoscesse. E non finisce qui: mi ha ancora citato altre due volte durante lo spettacolo con parole affettuose. Inutile dire che mi ha travolto d'emozione! Quando sono andato a salutarla in camerino mi ha confermato l'idea che mi ero fatto di lei: è uno dei rari casi in cui si può parlare di grande artista e grande donna! Alcuni giorni fa è tornata al Verdi di Firenze, riscuotendo un meritatissimo trionfo. Stavolta, al momento di cantare "Honrar la vida" (Rendere onore alla vita), ha detto, nella penombra di un teatro rapito dalla sua magia "Amo Firenze... In questa città vive un essere umano che io adoro. Il suo nome è Franco Simone..."
Forse è proprio questa la cosa più bella del mio lavoro: avere la possibilità di conoscere da vicino e di avere l'affetto di persone così straordinarie!
Unico neo: prima che ci incontrassimo aveva concesso una sola intervista ad uno dei due maggiori quotidiani italiani, parlando a lungo di me e di come sperasse di incontrarmi presto. Ho letto quell'intervista. Il mio nome non compare affatto. Forse a tanti tracotanti scribacchini risulta difficile spiegare oggi una mia realtà artistica così variegata e, per mia fortuna, così internazionale, avendo ignorato in passato il mio percorso artistico che si è sviluppato sempre lontano da qualunque parrocchia politica o pseudoculturale. In questo senso, serenamente e senza falsa modestia, so di avere scelto strade che mi hanno spesso condannato alla solitudine dell'uomo libero, ma va bene così, perché non concepisco altre vie.

Per chiudere: ci racconti il Franco Simone del dietro le quinte?
Chi mi conosce bene, anche mia moglie, dice che do il meglio di me quando sono in scena. Credo sia vero, al di là del fatto artistico. Quando sono in scena amo la vita, la gente; anche il dolore più grande mi sembra sopportabile; non mi sento diverso o migliore rispetto agli altri, ma in sintonia con l'universo intero.
Per tutto questo, dietro le quinte, sono una persona che fa di tutto per somigliare a quell'altro me stesso che, in scena, immeritatamente, complice la musica, riesce a capire e fare suo qualcosa del Grande Mistero della Vita.

30/1/2000

Riproponiamo uno stralcio del messaggio che Andrea Luca Fazzari invio' tempo fa a Franco è che si è trasformata in una vera e propria intervista. Le domande che mi avete inviato sono state consegnate, Franco rispondera' appena gli impegni di lavoro gli consentiranno di avere il tempo necessario per leggerle con attenzione.

1) Come mai un silenzio così lungo tra il disco "VocEpiano" e (a parte "Venti d'amore" che è quasi un'antologia) e "Una storia lunga una canzone"?


Nel periodo da te indicato, effettivamente lungo, sono stato assente, non per mia scelta, dalla discografia italiana, ma molto attivo in quella straniera, in particolare in lingua spagnola. Se, però, andare in classifica negli Stati Uniti è un fatto che qui "non fa notizia"... io non posso farci niente.
Dalla mia biografia, nell'apposita pagina, vedrai che "qualcosa" è successo anche negli anni di cui tu parli.
Per mia fortuna, amo il mio lavoro sempre e comunque, anche a dispetto di sedicenti esperti che neanche immaginano cosa succeda per davvero al di là delle Alpi.
Comunque, caro Andrea, la colpa non è tua se le notizie vengono fornite in modo così parziale.

Credo molto in Internet anche per la possibilità che offre di comunicare direttamente, senza filtro alcuno.
Recentemente, proprio attraverso la Rete, ho scoperto di essere in classifica con "Venti d'amore" addirittura in Corea... e non ne sapevo niente! I messaggi che ricevo da ogni parte del mondo (ne puoi avere un'idea proprio "visitando" la pagina "La vostra posta") mi dimostrano che il pianeta è meravigliosamente grande, ma le stesse emozioni fanno vibrare persone che vivono a qualunque latitudine.
Chi dovrebbe informare il pubblico sul mondo dello spettacolo soffre spesso di mancanza di conoscenza, per usare un eufemismo.

Ad ogni espressione artistica bisogna accostarsi da soli, senza guide. Quelli che pretendono di "spiegare" l'arte, ne hanno già profanato il meraviglioso mistero. L'informazione, quella sola, è importante, ma al momento di scegliere, nessuno ci deve telecomandare. Il mercato, però, ci bombarda con messaggi dai quali veniamo fuorviati, grazie ai quali (come dice la mia amica Patty Pravo, geniale nelle sue affermazioni lapidarie) si permette a personaggini inesistenti di comportarsi "come se esistessero"...

Io non finisco di stupirmi per l'enorme quantità di capolavori artistici che restano completamente ignorati dai mezzi di comunicazione. Si fa invece a gara a parlare tutti delle stesse cose, con particolare predilezione per le volgarità.

Si è lasciato, per esempio, che le Edizioni dei più grandi autori italiani di musica classica (Verdi, Puccini, Bellini, Donizetti...) venissero vendute agli stranieri, i quali possono, sì, amarli, ma mai possederne le radici, le motivazioni più profonde. Noi italiani possiamo amare alla follia, come facciamo, Mozart o Bach, ma sappiamo che non fanno parte della nostra specifica cultura.
Per denunciare gli scandali, però, bisogna innanzitutto saperli riconoscere… Mi rattrista il fatto che, relativamente al mondo dello spettacolo, ci siano in giro persone pronte a scandalizzarsi perché Gianni Morandi, artista che brilla di luce propria, intervisti D'Alema sotto gli occhi di tutti, invece di fare quello che fanno gli altri: incontrare i politici furtivamente, per chiedere favori inconfessabili.

Le migliori firme del giornalismo raramente in Italia si occupano di spettacolo. E succede così che, nel "parallelo" mondo del cinema, anche nei casi di artisti immensi come Troisi, Tornatore o Benigni, il riconoscimento del talento arrivi puntualmente da altri paesi.
Per fortuna, la vera essenza della Musica e la magia di ogni esibizione dal vivo rimangono intatti.

2) Come mai la decisione di ripubblicare il CD "Una storia lunga una canzone" con il titolo "Notturno Fiorentino"?

Il primo disco era stato pubblicato dalla gloriosa etichetta italiana Fonit-Cetra, che, ad un certo punto, è stata ceduta ad una multinazionale straniera (ci risiamo!). Ti risparmio i tristi particolari di questa cessione.
Nel farlo ridistribuire da una nuova casa, la RTI, ho pensato innanzitutto di abbassarne il prezzo, regola che adotterei per ogni disco, e poi di aggiungere un duetto inedito con Maria Carta, in due lingue, italiano e spagnolo. Dopo la scomparsa di questa purissima artista, della cui amicizia ero fiero, non me l'ero sentita di pubblicare subito quelle registrazioni e ho lasciato passare un po' di tempo.
Mi è sembrato giusto differenziare, con un nuovo titolo, questo disco dal precedente, chiarendone comunque il contenuto, con un apposito bollino.

3) Qual'è stata l'ispirazione di "Rebibbia" (dall'album "Totò", una delle tue canzoni più belle)?

Alcuni anni fa ho tenuto alcuni spettacoli di beneficenza in alcune carceri. Proprio a Rebibbia mi colpirono gli sguardi di certi detenuti... disperati e innocenti. Immaginai la lacerazione che si doveva essere prodotta in loro tra il richiamo dell'innocenza e quello della bestia del crimine... Nacque così la canzone, il cui contenuto (oggi sono in vena di varie sincerità) un po' di tempo dopo, ho ritrovato identico in una canzone di un cantautore molto più famoso di me.
La mia canzone ha avuto anche un bel seguito in lingua spagnola, col titolo "El mar parece cerca" (Il mare sembra vicino).


Andrea Luca Fazzari

E-mail: afazzar@tin.it

27/10/1999

DUE DOMANDE DI BARBARA

b.vignola@sistinf.it

Il calcio e… "Navigando" fino a Platone!

1) Per quale squadra tifi, la Fiorentina o il Lecce?

Per ambedue e mi sembra naturale: sono nato in provincia di Lecce (ad Acquarica del Capo) e vivo a Firenze. Aggiungo, però, che non capisco niente di calcio e, quando assisto ad una partita, lo faccio in maniera assolutamente inusuale: resto in silenzio come si trattasse di un comune spettacolo. Le mie reazioni (gioia, delusione…) restano "interne". Insomma… non sono quello che si può definire un classico tifoso!

Provo tuttavia una sana invidia verso i comuni tifosi. Quando non sfocia nell’intolleranza o, peggio, nella violenza, la passione sportiva costituisce un’eccellente valvola di sfogo!

 

2) So che ''Navigando'' è la tua canzone preferita (anche la mia); c'è un motivo particolare?

Mi ha molto emozionato comporla e mi emoziona sempre cantarla.

"Stanotte ti guardavo che dormivi, volevo intervenire sui pensieri, entrarti nella mente e rimanere per migliorarti i sogni…"

Quando vedo dormire una persona che amo, ho sempre voglia di intervenire sui suoi sogni per renderli più belli. Gli incubi… vorrei poterli eliminare! Sono costruzioni mentali che fanno stare spesso tanto male. Purtroppo, soprattutto in certi periodi, sono inevitabili!

"…fino al punto dove un uomo può confondersi con Dio…"

E’ il miracolo dell’Amore: ci avvicina al concetto di Divinità. Solo in amore può capitare di non sentire bisogno di nient’altro al di fuori di quello che già abbiamo.

Non sto dicendo nulla di originale: già Platone, qualche annetto prima di me, ne era convinto. Io mi limito a pensarla nello stesso modo!

 

25/10/1999


CINQUE DOMANDE DI WILLIAM MOLDUCCI

will@inwind.it

Il tour di quest'anno è stato particolarmente ricco di date, specialmente in estate, cosa provi quando canti di fronte al pubblico?

Cantare dal vivo costituisce l’aspetto più entusiasmante del mio lavoro. Le canzoni nascono ogni volta a nuova vita; è come riscriverle tutte le volte.

Nessuna esibizione è uguale ad un’altra: gli spettatori, sempre uguali eppure sempre diversi, prima mi intimoriscono, poi si lasciano corteggiare fino al momento magico, quel preciso momento in cui li sento tutti amici. A quel punto amo le persone che ho davanti e anche quelle che non ci sono e mi risulta facile dare il meglio di me.

E’ come se io non mi appartenessi più!

In qualche modo divento anch’io spettatore di un me stesso che scappa via per incontrare gli altri.

Il tour estivo del ’99 è stato ricco di tutto: tante date, tanti incontri, tanto affiatamento con i miei collaboratori… tanto entusiasmo!

E’ divertente tutte le sere assistere alla scena di quelli che, sì, conoscono in qualche modo Franco Simone, ma, ad ogni canzone commentano: "Anche questa è una sua canzone!… ma io non sapevo ne avesse cantate tante!…"

Ad ogni spettacolo, sono rimasto in scena dalle 2 ore alle 2 ore e mezzo; eppure, al momento dei bis, non avrei voglia di andare via, resterei lì a cantare per tutta la vita, perché sento che io e il pubblico siamo ormai diventati una cosa sola… esattamente come in amore!

Non c’è alcun merito in tutto ciò: ho bisogno di cantare e, cantando, di spiegare a me stesso in musica tante cose il cui senso mi sfugge.

La musica ha sempre una risposta da dare, perché la musica è amica del mistero ed il mistero è l’unico traguardo dell’esistenza.

Il tuo sito Internet è diventato un importante punto di riferimento per i tuoi fan, hai avuto dei riscontri in questo senso durante il tour di quest'anno?

Ogni sera c’era presente qualche amico di quelli che ho conosciuto attraverso Internet. Si stabilisce subito con questa categoria di persone un legame di affetto e complicità. Facciamo tutti parte di una innocente setta di persone che coltivano gli entusiasmi, con ogni mezzo, anche il più avveniristico…

Quali sono le reazioni del pubblico nel confronto tra il nuovo repertorio e quello cosiddetto "classico"?

Durante ogni spettacolo, ripercorro la mia carriera, giocando tra passato e presente.

Provo una particolare soddisfazione nel verificare che, spesso, le canzoni più recenti sono applaudite esattamente come tante altre consacrate dal tempo ("Notturno fiorentino" come "Tu… e così sia", "Sogno della galleria" come "Una storia lunga una canzone", "Navigando" come "Respiro"…)

Già, il tempo… che grande illusione! Uno dei poteri della musica è quello di darti le ali per volare via dal tempo. Non esiste il tempo per un’emozione che si può provare ascoltando Mozart, e non esiste neanche ascoltando un brano di Battisti!

Durante il mese di Agosto non hai praticamente avuto pause, dato che quasi tutte le sere avevi in programma un concerto, hai risentito di questo vero e proprio tour de force? 

Intorno al 10 agosto ho conosciuto la disperazione: la fatica per i troppi viaggi, gli eccessivi sbalzi di temperatura, la mancanza di un sufficiente riposo mi hanno lasciato completamente senza voce! Non sapevo cosa fare, non riuscivo nemmeno a dire "Pronto…" al telefono. Ho temuto davvero che la mia estate in musica finisse lì.

Fortunatamente, anche grazie alla disponibilità e la capacità di un medico calabrese, l’incubo è durato solo 24 ore! Gli spettacoli sono ripresi e, da parte mia, da quel giorno c’è stato un motivo di piacere in più: ho visto in faccia la fragilità del nostro essere e mi è stato possibile recuperare il meglio delle mie capacità. E’ proprio vero che bisogna conoscere delle privazioni per accorgerci di tutto quello che normalmente possediamo!

Il dopo concerto rappresenta senza dubbio un occasione per incontrare i fan più appassionati e conoscere nuove persone, quali incontri hai avuto quest'anno che ti hanno colpito maggiormente e quali sono stati i piu' "fedeli"?

L’Oscar estivo della fedeltà, mi perdonino tutti gli altri amici, credo che, all’unanimità. lo possiamo conferire a Inmaculada e Pepe, i due amici spagnoli (di cui tu stesso, caro William, hai raccontato l’impresa in altra pagina del sito) che hanno preso 6 voli, una macchina a noleggio, un taxi… per venire semplicemente ad assistere ad un mio spettacolo!

Ma forse, anzi sicuramente, non è giusto fare una graduatoria degli affetti: come non ricordare con tutto l’affetto del mondo i superamici (molti di provenienza Internet) che, tutte le volte che hanno potuto, mi hanno raggiunto per ascoltarmi, applaudirmi, dirmi delle cose belle e indimenticabili?…

Grazie Melina, Salvatore, Rosa, Tonino, Barbara, Anna, Franco, Patrizia, Luciano, Erasmina, Paolo, Rita, Alfonso, Filomena, Carmine e tutti gli altri!…

Spero di meritare almeno una parte di tutto il vostro grande affetto!

 





E-Mail: francosimone@francosimone.it