VRADINI - NOTTURNO (ATENE - GRECIA)

Intervista a Franco Simone

Gennaio 2001: Uno dei più diffusi quotidiani nazionali greci, Il Corriere della notte (I
Vradhinì), ha dedicato a Franco un ampio articolo che inizia in prima
pagina e poi occupa due intere pagine.

 

1 Mi parli del suo incontro e della sua collaborazione con Nikos Papakostas.

Eravamo a Bruxelles nel giugno 2000. Lui greco, io italiano, abbiamo trovato subito il vocabolario che ci accomunava: quello della musica. E’ stato come riconoscerci. Dopo pochi minuti parlavamo già come vecchi amici. Lui mi ha fatto ascoltare alcune sue canzoni, io ho cantato alcune delle mie. Il desiderio di collaborare è nato subito. Ascoltando una sua canzone, ho pensato “Potrei farci sopra un bel testo italiano” e, come leggendomi nel pensiero, Nikos mi ha detto “Perché non ci metti su un testo italiano?” Dopo poche ore ci siamo esibiti in pubblico e, senza alcuna prova, Nikos ha cominciato a cantare in greco, io mi sono aggiunto cantando il testo italiano che avevo appena scritto. Era nata “Rabbia da gitano”. Il pubblico evidentemente gradì perché arrivarono a gran voce le richieste di un bis, che noi accordammo ben volentieri.

La particolare sintonia che si era subito stabilita tra di noi ci mise in condizioni di lavorare insieme in una situazione ottimale. Scegliemmo delle canzoni su cui lavorare, alcune di Nikos, altre mie. Scelte 4 mie canzoni alle quali tenevo particolarmente (Respiro, Navigando, Paisaje e Notturno fiorentino), ero ansioso di sentirle rivestite dei generosi suoni mediterranei coi quali Nikos arricchisce i suoi arrangiamenti. Ritengo anche fondamentale la presenza di quelli che lui ha scelto come suoi musicisti di fiducia… tutti grandi maestri che suonano con grinta e professionalità! Quando poi sono passato a scrivere 7 testi su altrettante musiche di Nikos, il lavoro è scivolato via con facilità estrema. Con la sua presenza, il suo entusiasmo, la sua voglia di esprimersi (degna di un diciottenne), Nikos mi ha stimolato nel migliore dei modi. Alla fine del tutto ci siamo resi conto di aver portato a termine in pochi mesi un lavoro che in altre condizioni avrebbe richiesto qualche anno.

 

2 “La città del sole”… lei aveva in mente una città in particolare quando ha scelto il titolo del cd?

La città del sole è soprattutto un luogo della mente, con tutte le belle sensazioni che il sole suggerisce, ma il titolo mi è sembrato già scritto dal fato nel momento in cui ho saputo che il luogo scelto per presentare l’anteprima del cd era l’Anfiteatro di Iliùpolis, che, appunto, mi pare voglia dire “Città del sole”.

 

3 Nel suo ultimo lavoro c’è anche una canzone antirazzista intitolata “Ancortu”. Chi sono quelli che affrontano il razzismo nei Balcani?

Sono gli stessi che affrontano il razzismo nel resto del mondo: sono le persone che hanno dignità e rispetto della propria umanità. Chi non accetta gli altri non rispetta neanche se stesso. Il razzismo nasce sempre da problemi irrisolti con la propria persona… ed è anche un sintomo di stupidità. La vera intelligenza accetta qualunque diversità, di razza, di religione, di sesso. L’accanimento contro il diverso da sé è sempre un accanimento contro certe nostre zone d’ombra nelle quali abbiamo paura di perderci.

 

4 Perché, secondo lei, anche se i Greci e gli Italiani sono persone veramente fedeli, nello stesso tempo a volte si comportano da razzisti?

Anche per i Greci e gli Italiani penso valga quello che ho appena detto… non ci sono eccezioni in queste cose.

 

5 Ricorda il suo primo viaggio in Grecia?

Certamente! Premetto che, avendo fatto studi classici, per me la Grecia era e rimane una terra mitica, in cui è possibile sentire ovunque il profumo inebriante della storia. L’uomo moderno può compiere qualunque crimine, ma non può cancellare i secoli di arte, letteratura, teatro e civiltà che vengono raccontati da ogni pietra in un paese antico come la Grecia. E poi… io sono nato in provincia di Lecce, in quella che non a caso è chiamata la Magna Grecia. In alcuni paesi della mia provincia si parla ancora il greco. Anche le case, soprattutto quelle in riva al mare, hanno molte affinità. Venire in Grecia per me è stato come conoscere un’altra parte della mia stessa terra. Ci venni la prima volta circa vent’anni fa, per un programma televisivo per il Capodanno. Conobbi in quell’occasione una vostra cantante brava e bella, Anna Vissy, che si innamorò delle mie canzoni al punto che decise di registrarne un intero album. Il progetto naufragò solo per ragioni di rivalità discografiche: io lavoravo con una grossa multinazionale, lei con un’altra… Verso Anna Vissy conservo però un grande senso di gratitudine, per la considerazione che ebbe di me e della mia musica.  Non avendone più avuto notizia in Italia in tutti questi anni, tornato ad Atene ho subito chiesto se fosse ancora conosciuta. Senza aspettare una risposta, mi è bastato guardare le copertine delle vostre riviste più diffuse e ho capito che Anna è più amata che mai… e questo mi fa molto piacere!

 

6 Secondo lei quale paese è più erotico, la Grecia o l’Italia?

L’erotismo nasce nel cervello, non sulle carte geografiche, ma è indubbio che il culto storico della bellezza e poi il sole, il mare, le belle spiagge… danno un aiuto alla fantasia!

 

7 E per lei quanto è importante l’amore nella vita?

Per qualunque artista l’amore è l’unica moneta che riesca a spendere, l’unica di cui abbia davvero bisogno.

 

8 E le donne italiane? Danno più importanza ai sentimenti o alla ricchezza?

Torno a quanto ho detto prima a proposito dell’erotismo: non è un problema di nazionalità! Inoltre non mi pare ci sia grande differenza tra uomini e donne: ci sono persone che sanno costruire sentimenti, altre più attente ad accumulare ricchezze. Penso sia superfluo dire quali siano migliori.

 

9 Nelle sue canzoni la natura, il sole, il mare, la pioggia… sono sempre presenti. Qual è il suo rapporto con essi?

Con la natura ho un rapporto di armonia. Tendo a credere che sia giusto più o meno tutto quello che esiste in natura, compreso il succedersi delle stagioni e delle età. Ci vuole però molta vera umiltà per ascoltare i suoi suggerimenti, perché la natura si esprime a bassa voce. Se decide di alzare la voce… per noi è già troppo tardi. Sole, mare, pioggia… li vedo inseriti in un meraviglioso equilibrio generale, del quale a volte ci sfugge la formula. I grandi scienziati insegnano una verità elementare: più si conosce, più si sa di non sapere. La soluzione? Lasciarsi affascinare dal mistero del tutto che ci circonda.

 

10 Come ha cominciato a cantare… quando, in quali condizioni, sperando che cosa per il futuro?

Provengo da una famiglia numerosa in cui tutti amiamo, anzi siamo proprio fissati con la musica. Mia madre aveva una voce stupenda. Un antenato di mio padre dirigeva la banda del paese. Una mia sorella, Silvana, è una cantautrice che, pur scegliendo forme di comunicazione molto alternative, ha fatto tante cose interessanti, come aver composto di recente l’inno italiano del movimento delle donne. Io non pensavo proprio che da grande avrei fatto quello che faccio. Studiavo Ingegneria all’Università di Roma. Avevo cominciato a comporre le mie prime canzoni semplicemente come sfogo personale. Non pensavo ad un pubblico. Le facevo ascoltare solo ai miei amici. Sono stati loro a convincermi che quelle stesse canzoni dovevo farle ascoltare ad un normale pubblico. Mi presentai così, tremando come una foglia, ad un festival nazionale di nuovi talenti. Vinsi, dopo due mesi ero in Eurovisione, registrai il mio primo album. Sono passati tanti anni, ho registrato decine di dischi, ma continuo a pensare che le canzoni sia giusto continuare a scriverle come un bisogno personale, senza pensare a chi poi le ascolterà. Credo che questa sia una forma di onestà artistica. Un altro mio principio è quello di considerare il successo una specie di droga, molto attraente, ma molto, molto pericolosa. Il pericolo della solitudine è sempre incombente. E’ bello comunicare, questo sì, e la musica, per fortuna, è un mezzo di comunicazione completo. A chi mi chiede cosa fare per avere successo rispondo sempre che la domanda è mal posta; ritengo sia più importante sapere cosa fare per amare la musica. Il mio appagamento artistico non è cambiato poi tanto  passando dal pubblico di quattro o cinque amici a quello di un intero stadio. Cantare è meraviglioso… anche per chi è stonato! Chi ha delle capacità artistiche non è una persona migliore, è solo una persona che ha il dovere di mettere quelle capacità al servizio degli altri.

 

11 Qual è stata la difficoltà più grande che ha incontrato nel corso della sua carriera?

Amo la mia vita e la mia carriera. Difficoltà ce ne sono per tutti, qualunque lavoro si faccia. Gli artisti hanno il privilegio di potersi esprimere, ottenendo uno spazio di libertà che agli altri viene spesso negato. Soffermandosi sulle difficoltà si sprecano solo energie preziose. Meglio pensare a come risolverle quelle stesse difficoltà.

 

12 Cosa pensa della musica italiana di oggi?

Ci sono cose straordinariamente interessanti, altre mediocri, magari di successo… come sempre! La grande differenza tra gli ultimi anni e, per esempio gli anni sessanta, consiste nel fatto che oggi si tende a fare dei bei dischi, prima si cercava di scrivere delle belle canzoni. La vera differenza non è, però, tra oggi e qualche decennio fa. Il ritmo della vita che conduciamo oggi è incompatibile con un’esistenza dedicata interamente alla musica. Oggi potrebbe anche nascere un nuovo Mozart, ma non riuscirebbe a scrivere lo stesso numero di capolavori, perché molta parte del nostro tempo la sprechiamo a cercare un parcheggio, a metterci in coda a qualche sportello, a guardare qualche inutile programma televisivo.

 

13 Lo sviluppo della tecnologia ha influenzato la musica italiana? E quando l’ha cambiata dagli anni ’60, in cui era tanto amata in tutta Europa?

La tecnologia è preziosa quando non annienta la creatività. Basta farne un buon uso. Per quanto riguarda gli anni sessanta mi sembra di avere già risposto. 

 

14 Perché la canzone italiana non ha un particolare successo negli Stati Uniti o in Gran Bretagna?

Si tratta semplicemente di una regola di mercato: il mercato mondiale oggi parla inglese. Se Maria Veronica Ciccone, discendente da italiani, fosse vissuta anche lei in Italia, dubito che sarebbe diventata Madonna. Il discorso artistico è tutta un’altra cosa… Mi viene da ridere, o forse da piangere, se penso che, tanto per fare un esempio, certe cantantine americane di grande successo possano davvero essere considerate migliori di quella vostra meravigliosa artista che risponde al nome di Harìs Alexiu…

 

15 Possiamo dire che l’Italia ha una musica tutta sua, come ce l’hanno gli Spagnoli, per esempio, o i Francesi?

Penso proprio di sì. I miei migliori colleghi sono quelli che, pur avendo ascoltato la musica del mondo intero, si ricordano di discendere da Giuseppe Verdi, immenso maestro di melodie.

 

16 Perché tanti artisti italiani diventano famosi in Grecia, mentre non succede lo stesso con gli artisti greci in Italia?

E’ vero e lo trovo profondamente ingiusto perché avete degli artisti magnifici. Forse basterebbe pensare al fatto che proprio la Grecia ha dato i natali all’artista più grande del secolo, Maria Callas, geniale per vocalità, studio, senso estetico, professionismo. Per il resto, la colpa maggiore credo sia degli operatori culturali che dovrebbero documentarsi e far conoscere i veri artisti, da qualunque parte arrivino. Si ritorna inevitabilmente all’ingiustizia delle leggi di mercato.

 

17 Gli anni di Canzonissima, dei grandi show televisivi, hanno lasciato delle tracce?

Ci hanno lasciato soprattutto del rimpianto. Una volta si accendevano le telecamere solo dopo aver preparato adeguatamente lo spettacolo. Oggi si accendono e… qualunque cretino può dire la sua. Il brutto è che la stupidità è una malattia molto contagiosa.

 

18 Qual era il suo cantante preferito quando cominciava a cantare?

Sono pugliese, come Domenico Modugno. Forse è proprio lui quello che ho sentito più vicino, ma ho anche amato molto Paoli, Tenco… i primi grandi cantautori. Anche quelli di lingua francese mi toccavano profondamente, soprattutto Jacques Brel. Per la vocalità ho sempre pensato che Steve Wonder e Ray Charles rappresentino come dei fari luminosissimi.

 

19 E, riguardo alla musica greca… è informato? Quali sono gli artisti che lei distingue?

Ho sentito tanti artisti che mi hanno entusiasmato. Ricordo la grande signora Alexiu, che per sensibilità ed espressione artistica mi sembra vicina a figure internazionali come Amalia Rodriguez, Mercedes Sosa o la nostra Mia Martini. Mi hanno sbalordito l’arte e la vitalità di Costas Hazìs, che ho ascoltato dal vivo e che, tra l’altro, penso possa essere orgoglioso di suo figlio Alèxandros. Trovo bellissima anche la voce di Nàdia Caragiànni, con la quale ho avuto il piacere di duettare. Molto interessante è stato anche conoscere e cantare qualcosa con Adònis Caloiànnis… bella figura che incute rispetto! Credo infine sia inutile parlare della riconosciuta genialità di Mikis Theodoràkis. Almeno in questo caso la popolarità è più che meritata. Il mio amico Nikos Papakostas, infine, penso che abbia già fatto delle cose pregevoli e che possa farne altrettante in futuro.

 

20 Qual è stato il momento più importante della sua carriera?

Non essendo un nostalgico, dico “il presente”.

 

21 Quali sono state le maggiori influenze musicali che lei ha avuto?

Amare qualcosa vuol già dire subirne l’influenza. Delle cose che ho amato ho già parlato. L’importante è riuscire ad amare gli altri artisti, senza scopiazzarli.

 

22 E quali sono gli artisti internazionali che si distinguono?

Mi piacciono gli artisti coraggiosi, che sanno anche rischiare l’impopolarità, pur di esprimersi. In questo senso trovo grande Peter Gabriel e, tra gli italiani, Francesco De Gregori.

 

23 Pensa che siano tornati gli anni dei “teen idols” (Ricky Martin, Britney Spears…)?

Non mi pare sia mai mancato quel genere di artisti! Cambiano i nomi, ma la morale è sempre la stessa: ognuno si sceglie gli artisti che si merita!

 

24 Cosa ricorda degli anni dell’infanzia?

La voglia di crescere presto, perché mi sembrava che il mondo fosse fatto a uso e consumo degli adulti. A parte i ricordi, essere bambini a sette anni è normale, conquistare da adulti l’innocenza dei bambini… quella è una cosa bellissima!

 

25 Attualmente dove abita (in quale città)? E’ sposato?

Vivo nella terra del Chianti, a pochi chilometri da Firenze, città semplicemente  favolosa. Ritengo che questa sia una delle più grandi fortune della mia vita. L’altra è che sono sposato da molti anni con una donna, Piera, che ha tanti meriti; per esempio,  non è mai banale, mi sopporta da tanto tempo e, soprattutto, mi ha dato Sara, una figlia meravigliosa. Ha 23 anni, frequenta il quinto anno di Psicologia e, per mia fortuna, non vuole “apparire” in televisione, né altrove.

 

26 Mi potrebbe suggerire la più bella spiaggia in Italia? (la più bella!)

Posso chiudere ribaltando la domanda? Un greco non può chiedere ad altri notizie su belle spiagge. Sono io che aspetto indicazioni e inviti per visitare e godere delle stupende vostre spiagge, che tutto il mondo vi invidia.




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